L’origine della pianta di ulivo in Italia

Ulivo Pisciottano presso la Tenuta Colline di Zenone

Una ipotesi attendibile è che la pianta di ulivo sia arrivata in Italia grazie ai Focei ai quali si fa risalire anche il nome dell’olivo, elaia, che molto richiama, almeno nel suono, l’antica colonia di Elea fondata proprio dai Focei.

Pare si debba a Tarquinio Prisco, figlio del greco Demarato e secondo re di Roma, l’introduzione della coltivazione dell’olivo.

Intorno al VI sec. a.C. iniziò la commercializzazione dell’olio e del vino dovuta al surplus della produzione.

Nel II sec. a.C. l’Impero Romano promuove un’agricoltura specializzata che si avvale di opere di agronomia che indicano ai proprietari tutti gli opportuni accorgimenti nelle pratiche della potatura, concimazione, lavorazione. Non mancano neppure annotazioni di tipo giuridico-amministrativo per alcuni aspetti relativi alla raccolta delle olive, che doveva avvenire davanti al padrone del fondo o suo incaricato e agli strumenti utilizzati, stando a quanto ci racconta Catone:

Tutti quelli che avranno raccolto le olive, giurino davanti al padrone o al guardiano di non aver sottratto le olive e che nessuno lo abbia fatto con la frode, sottraendo olive dal raccolto del fondo di Lucio Manlio; chi tra questi avrà giurato di non avere rubato non pagherà per tutto quello che avrà raccolto, nè rimarrà debitore. Le olive siano colte dopo la decisione di Lucio Manlio.

Ed ancora:

Quanto alle scale, siano restituite tutte quelle che sono state fornite tranne quelle rotte, perché troppo vecchie; se non saranno restituite, sia trattenuta una somma equivalente a giudizio di un uomo perbene. Se ad opera di un appaltatore verrà procurato qualche danno al padrone, questi sia risarcito: ciò sia con una somma a giudizio di un uomo per bene.

 

 

 

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