L’olio nel XX secolo

slider1_raccoltaContinuando l’excursus storico, siamo arrivati al XX secolo.

Durante il regime fascista, che puntava all’incremento demografico per popolare il nascente impero, furono lanciate una serie di campagne per incrementare la produzione agricola e in questo contesto anche l’olivicultura riprende vigore.

Alla fine della seconda guerra mondiale, a causa dell’emigrazione, le campagne tendono a spopolarsi, mentre il Nord tende all’industrializzazione. A questo punto diminuisce la produzione agricola, mentre anche nell’alimentazione, come in altri settori, si tende a prendere a modello gli Stati Uniti.  Si verifica un continuo aumento di consumi di proteine animali a discapito del consumo di tradizionali prodotti della cultura mediterranea e seppure questa tendenza rimane per molti anni, nel 1957 il dott. Ancel Keys, che pure viene dagli Stati Uniti, inizia a teorizzare i vantaggi della Dieta Mediterranea, dando poi origine alla piramide alimentare mediterranea, alla cui base vi è il consumo giornaliero di alimenti tradizionali della nostra cucina, quali il pane, la pasta, il riso, le verdure, la frutta, il vino, ma soprattutto l’olio extravergine di oliva.

Ancel Keys osservò che nell’isola di Creta, dove il consumo di olio d’oliva era alto, gli abitanti godevano di una bassissima incidenza di malattie cardiovascolari. Le sue teorie vengono poi confermate nel 1994 dal dott. Renaud che, in un suo studio, ha dimostrato che tra gli abitanti dell’isola il rischio di trombosi è molto limitato grazie ad una alimentazione ricca di olio di oliva.

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