La contraffazione dell’olio nell’antichità

Gli antichi romani consideravano l’olio come il pane e il vino, segni della propria identità e dimostrazione della propria capacità di dominio sul mondo naturale, in quanto nessuno di tali alimenti esisteva in natura come tale.

Era naturale che una materia preziosa attraesse i delinquenti, anzi le frodi in questo campo erano ben più antiche dei romani.

Le tavolette in cuneiforme di Ebla, che risalgono a 5000 anni fa, descrivono l’attività degli investigatori nel tentativo di contrastare le adulterazioni dell’olio e nominano la squadra di sorveglianza dell’olio d’oliva a Nuzar, nei pressi dell’odierna Aleppo, in Siria, e un certo Ingar, responsabile del nucleo antifrode reale.

Le sofisticazioni dell’olio d’oliva erano frequenti nell’Egitto tolemaico e anche nell’antica Roma.

Il fisico Galeno cita i mercanti che tagliavano l’olio di alta qualità con sostanze meno costose come il lardo liquefatto.

Tra le molte ricette di Apicio, ce n’è una per aggiustare lo scadente olio spagnolo a buon mercato, con un battuto di erbe e radici, che avrebbero aiutato a conferirgli il sapore e l’aroma del più pregiato e costoso olio dell’Istria.

Roma

 
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